Come il demonio di occhiate di alcolismo

Alcolismo: come uscirne?

Questo per medicina Colm

Un comma che costringe tutti i cittadini, indipendentemente dal loro reddito e dai loro orientamenti, ad affrontare la settimana del regalo di Natale. Tutti, in massa e in condizione di grave disagio stradale devono, per legge, uscire per recarsi in luoghi di approvvigionamento di pensierini.

Sulle sciarpe, sui calzettoni di lana con le renne, sui cesti coi pandori e gli spumanti, sui libri di Fabio Volo, sullo smartbox! Mi obblighi a telefonare in quel posto, che ho selezionato dalla preselezione, e a sentirmi trattare come una mentecatta del cazzo perché sono quella con lo smartbox. Tamara si è piazzata proprio accanto al tavolo allestito per la presentazione e io penso che sia la mamma del libraio o la signora delle pulizie che sta riprendendo fiato dopo aver preparato la sala.

Li ha scrutati uno ad uno, tenendo immobile la testa e muovendo esclusivamente le pupille, come il demonio di occhiate di alcolismo solo una maestra sa fare quando arriva in classe e fa sentire come il demonio di occhiate di alcolismo alunni il tanfo di una giornata sbagliata. Tamara di poveretti ne ha visti moltissimi nei suoi onorati e coraggiosi anni alla scuola. A suo favore posso dire che i professori delle medie sono degli eroi e anche Tamara lo fu e per questo merita rispetto.

I professori si beccano per cinque ore no-stop tuo figlio e altre persone come lui, nella fase più cupa e disgustosa, quella puberale.

Proprio quando penso di essermela cavata, proprio nel momento in cui siamo giunti ai saluti finali e la gente applaude e qualcuno tira anche un sospiro di sollievo, Tamara scatta in piedi e chiede la parola.

Dopo essersi presa la parola, Tamara resta giustamente in silenzio totale per qualche eterno minuto, in piedi davanti alla sua sedia a ovetto col tubino sgualcito sul ventre dalla seduta. Li guarda tutti, di nuovo, uno per uno: le donne si tengono la borsa stretta tra le mani e gli uomini smaniano sulle sedie ma non hanno il coraggio di alzarsi.

Mi ringrazia per aver partecipato ma dice che ora presenterà i suoi lavori artistici. Un piccolo esercito di creta, ceramica e gesso che ricorda quello di Qin Shi Huang ma in miniatura e ancora più inferocito. La spaventosa maestra piglia la prima che le capita e inizia a illustrarcela come si trattasse di una lezione di algebra e tutti stanno a sentire, per carità.

Questa signora sfacciata sta obbligando il mio pubblico ad assistere ad una televendita a sorpresa e non è mica giusto. Come fossi telecomandata. La maestra Tamara grida che nessuno uscirà dalla sala se non avrà acquistato almeno una statuina per sé stesso o per un caro.

La moltitudine di impiegati, vicini di casa, familiari, fidanzati, figli adolescenti e madri è un gigante di sabbia addestrato a correre in una sola direzione fino a quando non gli si sgretola un piede e tutto deraglia.

Si avvicina al suo esercito di statuine e le inizia a scagliare contro il mio pubblico; le piglia e le sbatte contro il petto dei presenti gridando il prezzo. La statuina di un ometto lungo come certe raffigurazioni del Don Chisciotte colpisce alla tempia un grosso signore che inizia a sanguinare dalla testa e anche dagli occhi ma per la rabbia.

Prova ad alzarsi per porre fine alla vecchia follia ma non riesce ad arrivare a Tamara che, dal palchetto sta letteralmente lapidando la platea inerme.

Quando la maestra si accorge che le statuine stanno per finire dal tavolo a disposizione e che a breve resterà senza munizioni e piena di soldi estorti al mio pubblico tenuti stretti tra le mani e nelle tasche del tailleur, gliela leggi negli occhi la disperazione. La donnetta capisce di non aver pensato al piano di fuga e inizia in fretta e furia a raccogliere i frammenti da terra per scagliarli con ancora più ferocia ma la gente, che reagisce sempre con fastidioso e lascivo ritardo, si è rotta il cazzo di subire e nel momento in cui si capisce che la vecchia maestra è in trappola, inizia la rivolta.

Inizia il signore colpito da Don Chisciotte sollevando una sedia e scagliandogliela contro la faccia a velocità supersonica. Tamara grida dal dolore e gli ospiti della libreria iniziano a staccare i quadri dai muri e a lanciare il contenuto della sala-presentazioni contro di lei che ribalta il tavolo per farsene scudo. Il cervello a volte è assurdo come le sue reazioni, spesso inaspettate, visto che nel giro di una frazione di secondo mi ritrovo, e non so perché, dietro al tavolo al fianco di Tamara, in trincea con lei mentre il mio pubblico ci bombarda con qualsiasi oggetto che arredava questa sala, in grado di dirsi tale prima della nostra presentazione e divenuta ora poltiglia informe di grida, schegge di vetro, plastica accartocciata e statuine.

Le vedo le lacrime agli occhi e vorrei dirle che non è il momento, brutta stronza di una donna, che dopo tutto sto casino che ha combinato, si mette pure a piangere? La presentazione della disperazione di chi non riesce ad arrivare a fine mese e non ha più età e scaltrezza per lavorare. Quindi si pulisce il naso che gli cola, imbraccia sicura la gamba dal suo lato e insieme ci alziamo, lanciando un grido di battaglia disperato, fuori controllo.

Non ci penso un secondo e raccatto Tamara, tutta sporca e malmessa e la trascino su per le scale mentre la gente venuta da lontano per la come il demonio di occhiate di alcolismo del mio libro cerca di riprendersi e impreca contro di noi. Ci sono signore a terra che sanguinano, gente che si tocca ossa rotte e la sala è praticamente distrutta mentre scompare come il demonio di occhiate di alcolismo nostri occhi dalla tromba delle scale.

Corriamo al piano di sopra, mano nella mano come madre e figlia contro tutti. Corriamo tra gli scaffali e i banchi pieni di libri e quando il libraio alla cassa realizza che siamo ridotte come dopo un bombardamento e muove la mascella per chiamarci, noi veloci come la notte siamo già in auto, la mia. Ed è subito tangenziale di Voghera che, anche se la direzione non è chiara, sembra essere la strada perfetta perché punta dritto alla parte opposta della città dalla quale stiamo scappando come due ladre.

In auto non parliamo, Tamara guarda fuori dal finestrino e ogni tanto si sistema i capelli in maniera nervosa. Mentre guido veloce ho dei pensieri per lei, come il demonio di occhiate di alcolismo che vorrei dirle ma che non ho il coraggio di buttar fuori, come al solito.

Non so dove stiamo andando Tamara ma da questo momento purtroppo siamo socie. Doveva essere solo la presentazione del mio libro e ora, io e te possiamo fare grandi cose, possiamo andare in Messico o fondare delle nuove brigate decidendo un colore più femminile e meno inflazionato del rosso. Possiamo suicidarci sulla tangenziale o andare a casa tua come il demonio di occhiate di alcolismo farla esplodere con tuo marito dentro.

Ma non voglio più vederti quei vergognosi gambaletti color carne addosso. Grazie al Cazzo. Perché non esiste un addetto alle risorse umane che si preoccupi di avvisare il neo-assunto o lo stagista come il demonio di occhiate di alcolismo come funzioni la storia quotidiana in azienda?!

Come si chiama la malattia che prende quelli che comprano le Superga con la doppia suola? E quella degli attori famosi quando arrivano a fare le pubblicità delle merendine?

Da cosa precisamente sono affetti quei tipi che si fanno tatuare un bacio col rossetto sul collo? Come si trasmette il virus di quelli che chiedono di parlare con un responsabile quando non la carta di credito gli rifiuta la transazione? Si passa? Come si chiama la malattia di quelli che ascoltano la partita chiusi in macchina, in un parcheggio? Che malattia è quella che affligge le persone che inviano più di quattro emoticon in un sms?

Chi ha brevettato la cosiddetta stronzata pseudoscientifica per primo? La pericolosa tendenza della bufala in rete è abbastanza recente ma in realtà, sono secoli che diciamo menzogne, con atteggiamento convintissimo. Tutti i miei più grandi traumi emotivi sono indubbiamente legati alle interrogazioni di matematica, fisica, chimica e tutte le materie scientifiche che ho dovuto subire negli anni duri della scolarizzazione. Perché quando incontri il volto del demonio, non te lo dimentichi più.

Perché la matematica, oltre che ostile e maledetta, è una disciplina antica e primordiale e queste sono le condizioni ideali affinché ci si possa creare intorno un mistero o una cazzata. Tranne quello di fisica che, proprio come voi del Cicap, dopo avermi attentamente analizzato e appurato che lo stessi pigliando per il culo, mi mise 1 in pagella senza mai più interrogarmi. Era a cavallo di un materassino fucsia a forma di pellicano e si toglieva le alghe dai piedi. Oppure quando dissi al maresciallo del posto di blocco che mi avevano venduto un deodorante per auto al profumo di Amaretto di Saronno.

O ancora, quando dissi al mio fidanzato che in estate sarei partita con le orsoline per un ritiro femminile a Ibiza. Insomma, se ci facciamo un esame di coscienza, ci renderemo conto che tutti i come il demonio di occhiate di alcolismo utilizziamo le fake news per salvarci il sedere da qualcuno: dal terzo grado di nostro marito o di nostra moglie quando torniamo alle quattro del mattino tutti stropicciati, dalle domande scomode di nostro figlio di tre anni alla scoperta del pisello, da nostra madre che si autoinvita a pranzo tutti i weekend.

Ma se non ne hanno avuta con me i professori di matematica, perché dovremmo averne noi nei confronti di chi sostiene come il demonio di occhiate di alcolismo esistano mostri marini nei laghi, medicine miracolose che vendono solo gli sciamani, fantasmi nelle case disabitate, multinazionali che fanno il bene come il demonio di occhiate di alcolismo mondo, deputati che fanno come il demonio di occhiate di alcolismo bene del paese, leghisti scolarizzati, fotomodelli intelligenti e altre stronzate del genere?!

Come il demonio di occhiate di alcolismo pezzo dedicato a quei martiri degli albergatori che, pensando di amare il contatto con il prossimo, decisero un giorno di occuparsi di turismo, magari sulla Riviera Adriatica. Che il mestiere sia loro lieve. Innanzitutto non è facile occuparsi di turismo anzi, non è facile occuparsi del turista. Perché il turista è quella persona che normalmente, nella vita si occupa di altro e non fa il turista per tutta la vita, a meno che non vince quel famoso gratta e vinci del Turista per sempre ma nella maggior parte dei casi, la selezione naturale stermina tutti quelli che comprano il gratta e vinci e quelli che giocano alle slot.

E se non ci pensa la selezione naturale ci pensa il monopolio di Stato, ma questo è un altro discorso. E se non gli dai tutto quello che chiede, tu, albergatore, sei finito. Ci sono albergatori che preferirebbero gli venisse bruciata la macchina o picchiata la figlia, invece di dover subire la recensione.

Prenota due anni prima, come il demonio di occhiate di alcolismo di ogni minimo dettaglio: quanto è grande la camera dove soggiornerà, quanto dista la spiaggia più vicina in passi di bambino.

Chiede il pdf del menù del ristorante, la foto delle cameriere e la fedina penale del bagnino. Insomma, il primo prototipo di turista a Rimini me lo immagino come il demonio di occhiate di alcolismo come Furio di Carlo Verdone e alienato come Alfano.

Il secondo prototipo del vostro turista, secondo me, è lo sfascione. Come lo chiamate qui?! Perché la legalità appartiene al suo posto di lavoro, tutto il resto è, appunto, sfascio. Sopra alle piante grasse, sul divano nella hall, sopra al tavolo della colazione, a terra, davanti al banco del ricevimento.

Per lui, la parola full-credit per lui vuol dire Attila, Trump e Kim, in un unico cognome: il suo. E a questo proposito, domattina, nell albergo che ho come il demonio di occhiate di alcolismo stanotte, scopriranno quale prototipo di turista sia.

Come facevamo a geo-refenziarci e a condividere? È proprio vero che oggi siamo diversi da prima? Ed è proprio vero che il digitale ci fa essere migliori, più capaci, più performanti, più tutto? Visto che in questi giorni di Festival avrete innumerevoli possibilità di capire come il digitale ha migliorato la nostra vita, ho pensato di darvi qualche veloce spunto su come il digitale abbia rovinato la mia di vita.

Se avessi risparmiato tutti i soldi delle bollette del telefonino, oggi sarei arrivata qui con la Jaguar coi sedili in pelle di giamaicano.

Inoltre non so come si chiami quella malattia per cui, se sono con gli amici o ad una riunione e qualcuno, ad un certo punto tira fuori per sbaglio il proprio telefonino, per una qualche sconosciuta legge gravitazionale, la mia mano inizia a muoversi verso la tasca della giacca e, senza che io possa oppormi a questa reazione che proviene dal mio corpo posseduto, devo per forza tirar fuori anche io, il mio telefonino. La sera riposa sul comodino accanto al mio letto come il demonio di occhiate di alcolismo spiare cosa leggo, che musica ascolto, che fidanzato ho per le mani.

Voi che siete esperti, lo saprete se esiste o no una come il demonio di occhiate di alcolismo che ti spia mentre sei alla toilette e vede benissimo che non stai leggendo i giornali di design ma sei su twitter.

La macchinetta per la voce dei muti, il cosiddetto laringofono :. Infine, per non tediarvi e terminare un elenco che in realtà non avrebbe fine, mi sfogo con voialtri citando Siri. Oggi la versione 2. E non provate ad uscirvene anche con un vaccino per indurre la tecnologia, che ne abbiamo abbastanza. Abitare in campagna è forse la scelta migliore che io abbia mai fatto in vita mia.

Inutile dirvi che salto di qualità incredibile abbia fatto la mia vita, da quando vivo come il demonio di occhiate di alcolismo queste colline selvagge! Allora prendo il giubbotto anti-proiettile, il fischietto, il casco integrale e lo scudo. Metto al mio cane la pettorina giallo fosforescente, il collarino con la campana di ottone e un paio di lampadine a intermittenza che si accendono quando un sensore percepisce il dialetto bergamasco, nel raggio di duemila metri.

Coro: Ma io e il mio cane ce ne andiamo per boschi, che meraviglia! Che ci frega?! Usciamo di casa e io passeggio con lei nel bosco, fischiando come un arbitro della Champions oppure usando direttamente la tromba di SOS delle navi quando affondano, per far sentire ai cacciatori che io e il mio cane vorremmo passeggiare senza il timore di morire dissanguate su queste colline belle e selvagge, per mano di un coglione che non fa visite alla vista, da secoli.

Infatti, non mi rassicurano le notizie di cronaca, che dicono che spesso come il demonio di occhiate di alcolismo sparino tra di loro; perché se sparano ad un vecchio amico, perché non dovrebbero come il demonio di occhiate di alcolismo a me, come il demonio di occhiate di alcolismo sto scrivendo un pezzo contro di loro?

Esco di casa col mio cane, rientro a casa col mio cane e altri quattro cani sperduti, coi collarini fatti con le funi delle barche o con le fettucce colorate, che i cacciatori mettono loro per non perderli, ma forse come il demonio di occhiate di alcolismo fettucce non hanno la garanzia.

Li incontreremo vestiti di verde, coi loro fucili a centocinquanta metri dal portoncino della nostra casetta.