Prevenzione di alcolismo in istituzione di assistenza sanitaria

La storia di un ex alcolista che è riuscito a vincere la sua fragilità

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L'assistenza sanitaria ai detenuti in generale. Le patologie di maggior frequenza negli istituti di pena italiani nel periodo 1 gennaio settembrerisultavano le malattie infettive prevenzione di alcolismo in istituzione di assistenza sanitaria 9.

Esso prevede anzitutto che ogni istituto penitenziario sia "dotato di servizio medico e di servizio farmaceutico rispondenti alle esigenze profilattiche e di cura della salute dei detenuti e degli internati" e che esso disponga della competenza di almeno uno specialista in psichiatria.

Il provvedimento con il quale viene disposto tale ricovero esterno è adottato, fino alla pronuncia della sentenza di primo grado, dal giudice per le indagini preliminari; per gli imputati dopo la pronuncia della sentenza di primo prevenzione di alcolismo in istituzione di assistenza sanitaria, e per i condannati e gli internati, dal magistrato di sorveglianza art.

VIII Reg. VII O. In particolare, in misura molto ridotta risulta essere assicurata la presenza di sale di radiologia e di laboratori di analisi. I centri diagnostico-terapeutici risultano 15, per un numero complessivo di posti letto. La distribuzione dei farmaci di routine dovrebbe avvenire senza particolari formalità e in modo tale che nella maggioranza dei casi essi risultano somministrati entro poche ore o al massimo entro un giorno dalla richiesta dei detenuti salvo alcuni recenti e localizzati problemi di copertura della spesa farmaceutica derivanti dalle difficoltà applicati ve del D.

Gli psicofarmaci rappresentano la categoria di farmaci maggiormente somministrata negli istituti di pena. Secondo tale principio quindi il Servizio sanitario dovrebbe "garantire servizi che siano indifferenti al luogo istituzionale e agli utenti sui quali operano".

Con decreto intern1inisteriale 21 aprile è stato approvato il "Progetto obiettivo", che anzitutto "individua le aree prioritarie di intervento per la tutela della salute dei detenuti e degli internati, indicando i programmi per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle malattie maggiorn1ente diffuse".

Il "Progetto obiettivo per contrastare la diffusione di tali patologie" prevede anzitutto la predisposizione di strumenti di informazione per i detenuti e per il personale, anche al fine di far prevenzione di alcolismo in istituzione di assistenza sanitaria la consapevolezza dei rischi di infezione e ridurre i comportamenti a rischio; la creazione di "mappe di rischio prevenzione di alcolismo in istituzione di assistenza sanitaria le diverse modalità di trasmissione delle infezioni al fine di sviluppare e di attuare misure di prevenzione efficaci per controllare e ridurre le patologie infettive", analizzando la salubrità e la ventilazione degli ambienti, la densità abitativa delle celle, la disponibilità e idoneità dei servizi igienici alla non trasmissione di infezioni cutanee e a trasmissione oro-fecale, le modalità di preparazione, distribuzione e conservazione degli alimenti; la individuazione di procedure di valutazione dei nuovi ingressi; lo sviluppo di un sistema di sorveglianza a scopo informativo-conoscitivo, etc.

Il "Progetto obiettivo" prevede poi che le Aziende Sanitarie Locali nel cui ambito sono ubicati uno o più istituti penitenziari individuino i modelli organizzativi atti ad assicurare il soddisfacimento della domanda di cura di detenuti e internati, e fornisce indicazioni proprio in relazione ai possibili modelli organizzativi da adottare, tenendo in considerazione le dimensioni della popolazione carceraria nei differenti istituti di pena.

A prescindere dal modello organizzativo adottato. Attraverso questa separazione di competenze, il rapporto medico-paziente e la salute del detenuto malato assumono una rilevanza centrale e primaria rispetto alle esigenze di sicurezza.

Per effetto della modifica del Titolo V della Costituzione, operata con legge Costituzionale n. Il servizio sanitario penitenziario risulta piuttosto carente a Lecce e a Bari dove la situazione sanitaria è indubbiamente aggravata dalla consistente presenza di detenuti stranieri e dalla conseguente incidenza di patologie relativamente rare nel nostro Paese.

La situazione di non completa attuazione della riforma risulta anche da un. In tale documento sono anzitutto segnalate alcune carenze presenti negli istituti penitenziari delle Regioni interessate dalla fase di sperimentazione.

Afferma Libianchi: "da qui ad avere un servizio che peggiora, il passo è breve, ad esclusione di quelle Asl che in assenza di una norma precisa e univoca hanno comunque voluto investire in questo settore tramite assunzioni. Il Progetto obiettivo per la tutela della salute prevede che le strutture sanitarie locali predispongano "una ricognizione dei rischi per la tutela della salute in ambito carcerario", nelle carceri di rispettiva competenza, attraverso il coinvolgimento di operatori penitenziari e detenuti.

Il recente Piano Sanitario nazionale, approvato con il D. Informazioni socio anagrafiche. Ingresso nel carcere dove sei attualmente detenuto. Scioperi della fame e atti di autoaggressività. Rapporti con il personale sanitario del carcere in cui sei detenuto. Uso di farmaci e diete. Ricoveri sanitari. Informazione prevenzione di alcolismo in istituzione di assistenza sanitaria.

Il dopo carcere. Domande riservate ai detenuti che hanno problemi di dipendenza da sostanze. Nella parte relativa a "Scioperi della fame e atti di autoaggressività" le domande poste ai detenuti sono volte a conoscere i casi di sciopero della fame, atti di autolesionismo, tentativo di suicidio.

Piuttosto lunghi risultano i tempi attesi per la visita da parte di un medico specialista: per essere visitati da un dentista, per esempio, 32 detenuti hanno dovuto attendere non più di sette giorni, 17 detenuti hanno dovuto aspettare quindici giorni, 43 trenta giorni, 32 sessanta giorni, e 86 novanta giorni o più. Dati non positivi sono anche quelli raccolti dalle risposte alla domanda "Se la tua malattia prevede una particolare dieta, il problema è stato risolto?

Per quanto riguarda il tempo necessario per ricevere il metadone, prevenzione di alcolismo in istituzione di assistenza sanitaria soggetti dichiarano di averlo ricevuto in giornata, 21 il giorno successivo, 13 hanno dovuto attendere più giorni, mentre 3 detenuti non hanno dato risposta alla domanda. I detenuti sottolineano anzitutto la necessaria presenza negli operatori sanitari, oltre che di professionalità, di sensibilità ai problemi di salute delineati dai detenuti e alla condizione degli stessi, disponibilità al dialogo, come momento fondamentale del rapporto medico-paziente.

Vittore a Milano. Secondo la delegazione, gli istituti presentavano una dotazione adeguata di personale medico: il numero degli infermieri qualificati risultava invece limitato, e qualche incombenza infermieristica era svolta da agenti penitenziari, alcuni dei quali avevano ricevuto una preparazione sanitaria specifica.

Altre incombenze, quali ad esempio la preparazione di pasti dietetici o la cura di detenuti infermi o comunque costretti a letto, erano invece svolte da detenuti a tal fine remunerati.

Gli ispettori avevano infine osservato il buon funzionamento del rapporto tra detenuti e operatori sanitari, e le soddisfacenti modalità di svolgimento delle attività di diagnosi e di terapia. Il medico redige una constatazione di lesioni traumatiche in cui indica, oltre alla risultanze mediche oggettive, anche il trattamento effettuato trattamento ambulatoriale, trasferimento nella clinica del carcere, oppure trasferimento in ambiente ospedaliero esterno.

Ogni registro 99 viene portato a conoscenza del direttore del carcere e firmato da lui. Estratti del registro 99 possono essere inviati al ministero della Giustizia su decisione del direttore del carcere". Secondo i dati ufficiali del Ministero, al Di questi solo erano in trattamento metadonico. Per la maggior parte dei detenuti affetti da dipendenze patologiche il risultato del periodo detentivo dal punto di vista della terapia e della riabilitazione è fallimentare.

Secondo Di Mauro la tossicodipendenza è un fenomeno "che implica un grado di soggettività e valenze talmente connesse agli ambiti sociali, relazionali e familiari che rende il carcere inadeguato al fine di un intervento risolutivo". Dello stesso avviso altri autori, Secondo Poma, gli istituti penitenziari non sono in grado, nella maggior parte, di svolgere una funzione riabilitativa.

Anche Sorgi si allinea ed afferma che "chiunque abbia esperienze di tossicodipendenti sa bene che la detenzione non risolve il problema, al massimo lo rimanda nel tempo" e che "occorre impegnarsi per evitare che la condizione carceraria del tossicodipendente da inutile diventi dannosa ed anche letale".

Vi è chi definisce il carcere, in merito, un "moltiplicatore di danni". Gli artt. Questa struttura avrebbe potuto dispiegare appieno la propria funzione attraverso la stipula di apposite convenzioni con i Servizi Riabilitazione Tossicodipendenze Ser.

Secondo quanto stabilito dal D. In relazione infine al trattamento metadonico, è opportuno segnalare che la percentuale di detenuti in trattamento con metadone nelle carceri italiane 8. Svezia e Grecia non forniscono metadone in carcere.

I detenuti sieropositivi prevenzione di alcolismo in istituzione di assistenza sanitaria in carcere al Tale programma, alla luce della frequenza e complessità degli accertamenti e delle cure di cui necessitano i soggetti affetti da virus HIV, e considerato il rischio che essi rappresentano per il resto dei detenuti, prevedeva "una stretta e convinta collaborazione delle strutture sanitarie esterne, in particolare delle USL e, nella particolare materia, dei presidi ospedalieri specializzati in malattie infettive.

È necessario predisporre un nucleo di pronto intervento sanitario e psicologico presso ogni Istituto, salvo poi, in quello di minori dimensioni, attivarlo per ridurne le spesequando effettivamente se ne presenti la concreta necessità".

Dal punto di vista assistenziale è opportuno ricordare che il D. Le patologie infettive una serie di obiettivi specifici:. Predisposizione di strumenti informativi per i detenuti ed il personale penitenziario.

Redazione di mappe di rischio finalizzate allo sviluppo ed attuazione di misure di prevenzione. Definizione delle procedure standardizzate di valutazione.

Sperimentazione della fattibilità di interventi di immunizzazione primaria e terapie preventive per soggetti già infetti. Adozione di procedure diagnostiche che consentano di definire la trasmissione infracarceraria delle infezioni. Sviluppo prevenzione di alcolismo in istituzione di assistenza sanitaria un sistema di sorveglianza epidemiologica.

Costruzione di modelli di intervento psico-sociale e comportamentale che aumentino la consapevolezza dei rischi di infezione. Ciascun individuo deve essere affrontato con la consapevolezza di avere di prevenzione di alcolismo in istituzione di assistenza sanitaria una situazione mutevole che richiede peculiari modalità di intervento. VI, D. La Legge 30 luglion. Nel gli stranieri presenti negli istituti di pena italiani erano 8. I dati relativi alla nazionalità della popolazione straniera degli istituti penitenziari italiani alla data del 31 maggio confermano la preesistente forte presenza di detenuti provenienti dai paesi del Nord Africa 3.

La situazione della popolazione detenuta straniera al 31 dicembre vedeva infatti una presenza di Le comunità più rappresentate risultano quella albanese 2. Le possibili incomprensioni si situerebbero a cinque livelli:. Tale livello indicherebbe la difficoltà di comunicare le proprie sensazioni interiori, esperienza accentuata congiuntamente dalla tendenza, nella medicina tradizionale occidentale, ad occuparsi della malattia, quale processo conosciuto dalla scienza medica, piuttosto che alle emozioni e ai pensieri propri della percezione soggettiva della malattia da parte del paziente, e dalla possibilità di una diversità di approccio con la propria interiorità in altre culture.

La difficoltà di comunicazione tra paziente extracomunitario e operatore sanitario occidentale, presente in misura maggiore in un conteso restrittivo quale quello del carcere, è determinata anche dalla differente concezione della malattia, soprattutto in riferimento alle sofferenze psichiche o psicologiche; la malattia è spesso inquadrata in una dimensione molto ampia, coinvolgente ora la natura, ora gli spiriti, ora i demoni e gli dei, ora le stagioni, e soprattutto viene considerata in modo diverso in relazione alla differente considerazione della persona in se e con riferimento alle altre realtà esistenziali.

Il mediatore linguistico-culturale dovrebbe rappresentare una figura professionale capace di realizzare un collegamento tra paziente immigrato e operatore sanitario, e di consentire il superamento delle difficoltà relazionali caratterizzanti tale rapporto, non soltanto di natura "espressiva " verbale e corporeama anche, appunto, di natura culturale.

A tal fine, dunque, "è auspicabile la sempre prevenzione di alcolismo in istituzione di assistenza sanitaria presenza della figura del mediatore culturale, persona, questa, qualificata, sul piano non solo linguistico ma soprattutto culturale, che consenta di superare le difficoltà nei rapporti con i detenuti provenienti da paesi stranieri". Gli immigrati si trovano evidentemente in una posizione di inferiorità rispetto agli altri detenuti, a causa della considerata difficoltà di comprensione di una lingua diversa dalla propria prevenzione di alcolismo in istituzione di assistenza sanitaria quindi di comunicazione.

I questionari restituiti sono stati 1. Del resto, se numerose sono le difficoltà che si frappongono alla realizzazione di interventi terapeutici efficaci verso le persone immigrate scarsa conoscenza della malattia, difficoltà linguistiche, impreparazione degli operatori sanitari verso una comunicazione trans-culturale, notevole mobilità sul territorio dei migranti, etc.

La predisposizione di misure adeguate per la realizzazione di una tutela effettiva della salute della popolazione straniera detenuta si impone quindi ormai in modo radicale, ma non solo in quanto essa rappresenta un terzo della popolazione complessivamente detenuta: la distribuzione ineguale sul territorio nazionale e la concentrazione soprattutto negli istituti penitenziari del centro-nord, e soprattutto delle aree metropolitane, comporta che in alcuni istituti di pena la maggior parte dei detenuti sia di nazionalità straniera.