Ragione di occasione di alcolismo e ora di classe di conseguenze

Dipendenza dall'Alcool - Quali segni, quali terapie per disintossicarsi

Non posso smettere di bere furosemide

To browse Academia. Skip to main content. You're using an out-of-date version of Internet Explorer. Log In Sign Up. Sotera Ragione di occasione di alcolismo e ora di classe di conseguenze. Ancora Brecht e Sofocle a confronto Walter Jens, Un dialogo Fritz Rudolph Fries, Eppure, la vita… Le armi tacciono, la guerra è finita, i nemici sono stati respinti. I loro cadaveri giacciono sul campo di battaglia, fuori dalle potenti ed inviolate mura di pietra.

Ma per Ismene e Antigone, sorelle, comincia un giorno di lutto: in duello, si sono uccisi i loro fratelli. Erano gli ultimi eredi maschi della casa reale di Tebe. E tacerà sui propositi folli di Antigone, che invece non vuole far mistero delle sue intenzioni, anzi esige che siano gridate. Le sorelle si separano. Si alza il canto alla vittoria intonato dai cittadini. È tempo di oblio e pace. Creonte è il nuovo legittimo Re, lo zio, il parente più prossimo dei due che si sono uccisi.

A Tebe comincia un nuovo corso: davanti ai cittadini, Creonte ripete il decreto. Sembri colorare una parola di rosso. Chiede appoggio e sostegno. Esige collaborazione. Polinice non sia sepolto: un ordine per il bene comune, da imporre con la violenza. Creonte chiede ai vecchi di vigilare a che la legge, ed il nuovo potere, vengano rispettati. I vecchi di Tebe dapprima non capiscono o fanno finta.

Si scherniscono, vor- rebbero restare da parte. Invece devono ubbidire. Non hanno scelta. Se non acconsentissero, la pena sarebbe la morte. Una sentinella arriva e riferisce che il morto è stato sepolto. La sepoltura è invero solo un lieve strato di polvere, quanto basta per nascondere alla vista il cadavere. Creonte, il pragmatico, pensa invece subito ad un complotto.

Qualcuno ha corrotto le guardie. Minacciandola di morte, manda via la sentinella: il colpevole della trasgressione deve essere trovato. E subito, invece, si apre un altro conflitto. Solo contro la morte è impotente. La morte fa irruzione nella vita. Il miracolo del nuovo giorno si offusca di luce luttuosa. La morte riafferma il suo indiscutibile potere. Ecco un nuovo prodigio: nel sole del mezzogiorno, Antigone viene portata davanti ragione di occasione di alcolismo e ora di classe di conseguenze Re dalla sentinella.

È stata colta a spargere la polvere sul corpo del fratello, che secondo gli ordini, nuovamente era esposto nella sua nudità agli avvoltoi: e lei come un uccello addolorato quando scopre il nido depredato dei piccoli, ha gridato e subito a mani nude cominciato a scavare, per racco- gliere la terra e depositarla sul cadavere. Un gesto pazzo, commoventemente disperato. È stato Creonte a chiedere i dettagli. Antigone è determinata, decisa. Doveva seppellire il fratello.

Non è stato appena detto che la morte vince su tutto? È una pazza, lo sa da tempo. Lo è sempre stata. E tuttavia: Antigone deve essere punita, la legge non ammette eccezioni nemmeno per i parenti del Re.

Eppure la ragazza è ragione di occasione di alcolismo e ora di classe di conseguenze di sua sorella. Creonte ha come suoi argomenti la legge e la patria: Polinice era un ne- mico, e lo resta dopo morto.

Antigone e Creonte, apparentemente sullo stesso piano, ugualmente in diritto, ugualmente unilaterali, ugualmente spietati: si annienteranno tra loro? Ma i due personaggi si danno le spalle. Ne è la vittima. Ha commesso un errore, glielo svelerà Tiresia.

Dalle ombrose sale del palazzo, viene condotta in scena Ismene. Una nube di dolore le grava sugli occhi. Ismene si dichiara colpevole anche lei, vuole condividere il destino della sorella. Antigone le impone di vivere. Parola ed azione devono coincidere, per essere efficaci. Eppure Ismene la ama, e non a parole.

Vorrebbe sacrificarsi per lei, con lei. Eppure — gli ricorda Ismene, e poi un cittadino — è la promessa sposa di suo figlio. È deciso; le ragazze sono messe in catene. Il coro dei cittadini adesso è un lamento. Le sventure non abbandonano gli uomini e non smettono di attanagliare la stirpe di Edipo. Entra Emone, il fi- glio di Creonte, il fidanzato di Antigone.

Ascolta prima il padre, che ribadisce il diritto, le sue decisioni, e quanto Antigone sia il male che vada estirpato. Emone fa un discorso politico: Creonte sta agendo contro la città. Poiché è il Re, la gente ha paura di parlare in sua presenza.

Creonte invece ribadisce la sua decisione, ed è il suo secondo errore: poi accusa il figlio di esser schiavo di una donna. Il linguaggio di Creonte, pubblicamente mode- rato, adesso col figlio diviene violento, insultante. Antigone morirà.

Ragione di occasione di alcolismo e ora di classe di conseguenze, Roma Emone corre via, Creonte decreta che Antigone sia sepolta viva, lontana dalla città. A fiotti scor- rono le lacrime: Antigone va a morire. Si rivolge ai cittadini nel suo ultimo lamento: adesso è incerta, rimpiange le nozze che non ha avuto. I cittadini le rimproverano il troppo ardire. È lasciata sola. Eppure di nuovo espone le sue ragioni: se le fosse morto un marito o un figlio, avrebbe potuto lasciar perdere; ma il fratello le era unico, morti i genitori, e ragione di occasione di alcolismo e ora di classe di conseguenze non poteva lasciarlo insepolto.

Se gli dei mostrassero ad Antigone che ha avuto torto, sarebbe pronta a riconoscere la sua colpa. Il coro, attonito, commenta con esempi mitici di mortali che molto hanno sofferto, quasi a relativizzare il dolore di Antigone.

La ragazza esce definitivamente di scena. Condotto da un bambino, entra il cieco veggente Tiresia. Gli uccelli si di- laniano tra loro, la fiamma non arde nei sacrifici. La decisione di lasciare inse- polto Polinice non piace agli dei. Creonte crede ancora al complotto. Come arcieri tutti mirano a lui e vogliono colpirlo, anche il veggente. Costretto, Tiresia profetizza che, in conseguenza di quel che ha fatto, presto Creonte pagherà con un morto nato dalle sue stesse viscere, e sarà preso negli stessi mali che ha dato, artefici le Erinni, le dee della vendetta.

Le parole di Tiresia sono frecce che colpiscono il cuore di Creonte: il sovrano ha usato parole assassine, è ferito con le stesse armi. Creonte è spaventato, Tiresia non ha mai sbagliato.

Consigliato dal capo dei cittadini, il Re decide di cedere, di dar sepoltura a Polinice e liberare Antigone. Bisogna far presto; in preda a frenesia Creonte corre lui stesso a liberare la ragazza, ma la rovina è più ve- loce.

I cittadini innalzano un inno a Dioniso, il dio nato a Tebe, ad invocarne la protezione della città. Giunge un messaggero. Creonte era potente, ora la sua potenza è fumo. Ha perso per sempre la gioia, perché il figlio Emone è morto, e non per mano altrui. Euridice, la Regina, moglie di Creonte e madre di Emone, ha sentito le nuove, esce dalla reggia e chiede i dettagli. Il messaggero non le tace nulla di quel che è accaduto.