Esser cifrato da alcool in Volga

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Guido Maria Conforti. La forza del missionario sta nella convinzione che il Vangelo e' proposta di vita pienamente umana. Accogliendo il Vangelo, l'uomo non mortifica, ma esalta esser cifrato da alcool in Volga espande il suo essere, le sue potenzialita', le sue prospettive, secondo le dimensioni di Dio stesso che ci invita alla comunione con Lui. Diventare umani e' una vocazione ed un traguardo, non un dato; e' un compito, non un processo naturale.

E per di piu', inevitabilmente segnato da limiti e contrasti. Anzi, il missionario stesso esperimenta in se' la resistenza al Vangelo, poiche' anch'egli e' chiamato ad una pienezza di umanita' che lo supera costantemente, lo attira ma gli costa anche. Anche a lui difatti puo' sorgere nel cuore la tentazione ad andare per la sua strada, a farsi gli affari suoi, a prendere la vita con filosofia, poiche' si vive una volta sola ed e' bene sfruttarla questa occasione.

E' superamento della propria idolatria e quindi apertura alla solidarieta'. E a questo egli deve convertirsi e in questo cammino impegna la sua fede, la sua speranza e la sua capacita' di amare.

Ma il Vangelo entra in un mondo che non e' umano; un mondo che non conosce il Padre e non riconosce percio' i fratelli. Un mondo nel quale ognuno va per la sua strada, preoccupato di se' e del suo benessere: da conservare, se ce l'ha e da conquistare, se non ce l'ha. E' quindi impossibile evitare lo scontro tra Vangelo e disumanita', tanto piu' quando questa assume le forme dell'arbitrio violento che non sopporta l'annuncio disarmato e mite del Vangelo.

In passato c'era almeno un'alta considerazione per le esser cifrato da alcool in Volga che si sacrificavano per qualcosa. Oggi, apertamente vengono o ignorati o derisi: sono considerati, a dirla con tutta schiettezza, stupidi.

L'unica cosa sapiente e furba e' godersi la vita. Ma esattamente questo principio e' la sorgente della disumanita' del nostro tempo, poiche' misconosce la propria ed altrui umanita'. Aprendoci a tutto l'umano e a tutti gli umani, il Vangelo ci introduce in un cammino di crescita umile al quale ognuno di noi fa fatica ad adeguarsi.

Il missionario, uomo del Vangelo, si scontra cosi' inevitabilmente esser cifrato da alcool in Volga la resistenza interiore e con l'opposizione esteriore. E nella misura in cui resiste nella sua lotta diventa testimone, martire: nello stesso tempo testimone di una umanita' piu' piena e della fede che ne e' la sorgente.

Il beato Conforti aveva espresso con lucidita' esser cifrato da alcool in Volga caratteristica martiriale della consacrazione alla missione, "cui se manca l'intensita' dello spasimo supplisce la continuita' di tutta la vita" Lettera Testamento.

I testimoni Saveriani qui presentati sono espressione sicura di questa fedelta' nella dedizione, che per loro e' arrivata anche alla effusione del sangue. Non e' da pensare che essi siano andati volentieri verso questa conclusione: non e' stato sempre cosi', ne' era necessario che lo fosse.

Cio' che essi hanno avuto e mostrano chiaramente e' la fedelta' disponibile, che non cerca ma non esclude neanche il sacrificio supremo. E' da un atteggiamento di dedizione che nasce l'atto della donazione; dall'impegno a vivere per il Vangelo, la conseguenza di morire per esso.

I martiri Saveriani non sono che un piccolo drappello all'interno della grande massa di martiri di questo secolo, ma hanno punteggiato questo tempo con costanza, quasi a ricordarci che la missione e' inseparabile dal martirio.

Il secolo che si esser cifrato da alcool in Volga concludendo ha visto al suo inizio la persecuzione dei Boxer che solo nell'anno fece in Cina almeno Rastelli rappresenta l'inizio della missione saveriana, all'interno di quella bufera. E questo secolo si sta chiudendo con i non conclusi drammi dell'Africa centrale dove solo qualche anno fa, nelp. Maule, p. Marchiol e Catina Guber hanno unito il loro sangue a quello di centinaia di migliaia di vittime del Rwanda e del Burundi. Ma tutto il secolo, cosi' comela nostra piccola storia saveriana, e' stato segnato dal sangue dei martiri.

La persecuzione infatti ha accompagnato le due guerre mondiali e le altre grandi e piccole guerre o guerriglie che hanno riempito questi anni, in tutti i continenti; senza contare le numerosissime vittime delle grandi religioni politiche, ossia il comunismo, il nazismo, i vari fascismi.

Basti pensare - per ricordare anche i moltissimi martiri non cattolici - che solo in Russia in poco piu' di 20 anni sono stati fucilati Questo secolo che si sta chiudendo, mentre ha aperto nuove impensabili vie al progresso e quindi alla crescita dell'uomo, ha mostrato anche, con una sfrontatezza egualmente nuova, un grande disprezzo verso la persona umana.

E proprio questa disumanita' mostra, per negazione, la necessita' e la esser cifrato da alcool in Volga del Vangelo. Se l'uomo elimina cosi' facilmente e frequentemente questi annunciatori del Vangelo, vuol dire che ha urgente bisogno di riscoprire la vera sua ed altrui umanita'.

Presentando questi martiri, vorremmo evitare di cadere nella "retorica" del martirio. La esser cifrato da alcool in Volga esaltazione rischia di presentare al non credente un'immagine falsa della fede, quasi che questa comportasse l'esaltazione del sacrifico in quanto tale.

In esser cifrato da alcool in Volga, cio' che si magnifica e' la forza del bene. Ed e' cosi' difatti che esser cifrato da alcool in Volga martirio diventa segno di speranza; esso mostra che la resistenza del bene e' piu' tenace della violenza aggressiva del male. Questi nostri fratelli testimoni sono stati miti e decisi; non hanno scelto la loro fine, ma avevano scelto le premesse che l'hanno resa inevitabile.

Erano stati presi difatti esser cifrato da alcool in Volga Vangelo del Regno cosi' che hanno alla fine conquistato il Regno. Ed oggi, sulla stessa strada della carita' missionaria, sono a noi stimolo e compagni. Il postino busso' alla porta d'un casolare di campagna dicendo ad alta voce: "Posta! In casa c'era lei, settantenne, con il marito di poco piu' vecchio.

Era la casa dei Botton. I figli avevano tutti sciamato, disperdendosi per varie parti d'Italia. La donna si chiamava Margherita e suo marito Pio. Pio sedeva su una poltrona a braccioli, prese la lettera, inforco' gli occhiali e lesse a voce alta. La lettera cominciava con delle scuse, perche' i vecchi genitori avevano saputo da altri che lui, padre Gino, era in partenza per la Cina: "Che volete?

Non c'era nessun vantaggio a farvelo sapere presto. Vi dico soltanto che la partenza non sara' prima di settembre". La lettera era datata al 22 di giugno. Proseguiva: "E' inutile che vi dica di essere contenti: siete stati voi che mi avete insegnato che non siamo nati per questa terra, ma per il paradiso; e per il paradiso merita bene che si faccia qualche sacrificio. E da voi ho anche imparato come ci si deve sacrificare: e qualche scena della vostra vita non potro' mai dimenticarla.

Mi sarete un modello cosi' alto, che io, apostolo, non so se potro' raggiungerlo". Possiamo pensare che, a questo punto, Margherita si sia asciugata esser cifrato da alcool in Volga lagrima col grembiule: "Il nostro Gino Ma partira' davvero?

Pio continuo' a leggere: "Anche questa mia partenza sara' un nuovo sacrificio per voi; ma voi gia' mi avete dato tutto al Signore: esser cifrato da alcool in Volga vi sara' strano e intollerabile che il Signore mi voglia ora portare lontano da voi Anche Pio era commosso: "Si', ma cosi' lontano e tra tanti pericoli E noi siamo vecchi Tacquero tutti e due per qualche istante e poi Pio continuo' la lettura: "Sappiamo del resto che i nostri cuori saranno sempre vicini, molto vicini".

I due vecchi assentirono col capo e mandarono giu' la saliva. Essere contenti, proprio non era possibile. Rassegnati si', perche' questa era la volonta' di Dio. Pio e Margherita si erano incontrati molti anni prima in circostanze particolari. Margherita era figlia di un "Carbonaro" milanese dei tempi in cui i patrioti si univano esser cifrato da alcool in Volga societa' segrete per l'indipendenza dell'Italia, allora sotto il dominio dell'Austria: appunto la Carboneria.

Si chiamava Mattia Gabardo ed era stato amico di Silvio Pellico. Ricercato dalla Polizia si esser cifrato da alcool in Volga rifugiato nel Veneto, in un paese della Valsugana. Qui si era sposato ed era nata una bimba, Margherita. La famiglia versava in condizioni difficili e Margherita, ancora giovinetta, era stata costretta ad "andare a servizio".

Fu cosi' che arrivo' a Carmignano, un grosso paese sul Brenta, a non molti chilometri da Vicenza. Serviva in un'osteria, l'osteria del Moretto, portando vino ai clienti e riscuotendo i conti. In quell'osteria si recava anche il giovane Pio Botton a bere un bicchiere con gli amici, alla domenica, e forse a giocare una partita a carte. Fu cosi' che incontro' Margherita Gabardo e se ne innamoro'.

Si sposarono ed ebbero dieci figli: l'ultimo fu il nostro Giovanni, che in casa chiamavano Gino. Nacque il 9 maggioquando mamma Margherita aveva gia' 44 anni. Ora, in quello scorcio dell'annola famiglia contava tre figli dati al Signore: Luigi, il fratello maggiore si era fatto religioso filippino, in tempi gia' lontani, e si trovava a Roma, dove San Filippo Neri, nelaveva fondato la Congregazione dell'Oratorio; la sorella Maria, quando Gino aveva circa dodici anni, era entrata dalle Suore Dorotee di Vicenza, e il nostro Gino era missionario a Parma.

Gli altri fratelli e le sorelle Elisa e Gilda, si erano sposati. I vecchi esser cifrato da alcool in Volga erano rimasti soli nella vecchia casa di campagna, divenuta troppo grande dopo tanti esodi. Quando arrivo' il giorno segnato per la partenza, padre Gino era a casa da qualche settimana a salutare parenti e amici. La nave era il "Conte Verde" e sarebbe partita proprio da Venezia. Ma nessuno dei genitori pote' accompagnare Gino fino al porto: Pio era a letto con la febbre e mamma Margherita doveva attendere a lui o, forse, non si sentiva di veder partire il figlio.

Il mattino del 7 settembre, Gino saluto' i genitori, sforzandosi di mostrarsi allegro, e si avvio' al porto accompagnato da fratelli e sorelle. Margherita lo accompagno' fin sulla soglia, gli diede un bacio e scoppio' in singhiozzi. Quasi vergognosa del suo pianto chiuse l'uscio e si avvio' verso il vecchio Pio, febbricitante in poltrona. Pio commento' con un sospiro: "Mora mia, non lo vedremo piu' Come gli altri, ma era stato coccolato dalle sorelle quand'era piccino e poteva crescere capriccioso ed egoista; invece non fu cosi'.

L'educazione materna e la vita in famiglia con tanti fratelli e sorelle con cui condividere tutto, lo aveva reso generoso e buono con tutti.

Una volta corse pericolo di morire, travolto dal carretto di suo padre: "Madonna, go copa' el pute'lo! Invece, Gino era sgattaiolato fuori da sotto il carro senza nemmeno una graffiatura. Qualche Angelo l'aveva salvato.

Fece la prima comunione a sei anni. In quaresima gli piaceva appartarsi nei campi, sotto un grosso fico, a cantare i versi dello Stabat Mater che aveva udito alla Esser cifrato da alcool in Volga Crucis.

Sentiva nel cuore il desiderio di fare qualche cosa per il Signore: pensava di farsi prete, ma chi sa perche', non come il fratello filippino. Non gli piacevano neanche i frati francescani e nemmeno quelli di Monte Berico, i Serviti Fu suo fratello a indirizzarlo all'Istituto dei Missionario saveriani di Vicenza, dopo di avere incontrato in treno - per caso - il padre Pietro Uccelli, Rettore di quella casa.

Ma ci sara' veramente "il caso"? Nell'autunno delcondotto da suo padre con il biroccio, Gino entro' nell'Istituto di Vicenza.