Siccome la codificazione da alcool influenza la mentalità

Come influenzare gli altri positivamente - Filippo Ongaro

Codificazione di alcolismo di birra

Di qui lo scatenarsi di una forte polemica contro quel sistema e contro il diritto romano che ne era il fulcro essenziale. Nella sua visione di un impero more geometrico ordinato Napoleone riteneva del tutto logico che anche le varie aree della penisola italiana fossero soggette, almeno di massima, ai canoni legislativi sui quali si reggeva la società francese, e che pertanto legislazione e codici vi dovessero essere recepiti.

Di questa atmosfera nostalgica, prima o dopo, si resero conto anche i sovrani restaurati sui loro troni dal Congresso di Vienna. Come è noto, il dominio diretto austriaco si esercitava sul Lombardo Veneto, sul Trentino, sul Goriziano, su Trieste e sul litorale Adriatico, territori questi nei quali la legislazione asburgica era stata reintrodotta e con essa la vigenza dei codici che Vienna aveva emanato, anche per una certa suggestione esercitata sugli ambienti dei giuristi austriaci dalla codificazione napoleonica.

Quei giuristi, infatti, pur di formazione culturale diversa in quanto maggiormente legati alla tradizione romanistica, avevano compreso quanto fosse ormai necessario il ricorso a un sistema normativo moderno che desse ai sudditi il senso della totale rispondenza di ogni atto giuridicamente rilevante, che fosse compiuto dal potere o che venisse posto in essere da un privato, a un principio di stretta legalità.

In realtà, al di là del giudizio del cancelliere austriaco, anche in altri Stati italiani si era riconosciuta la superiorità del diritto codificato rispetto a quello vigente prima del periodo napoleonico, dai più ritenuto non recuperabile.

Più tardivo ma sicuramente più incisivo fu invece il recupero del diritto codificato da parte del Regno di Sardegna, recupero che avvenne soltanto sotto il regno di Carlo Alberto, non senza incertezze, superando le resistenze degli ambienti più conservatori. Il sovrano infatti giunse a promulgare nel un codice civile, nel un codice penale, nel un codice di commercio e nel un codice di procedura penale. Si trattava di codici per qualche aspetto qualitativamente inferiori sia, come è ovvio, agli insuperati testi franco-napoleonici, sia a quelli austriaci, napoletani e parmensi, in quanto nel Piemonte sabaudo sussisteva ancora qualche perplessità nei confronti dei modelli francesi e dei testi predisposti dagli Stati che quei modelli avevano mostrato di seguire.

Si trattava di tesi non accettate in Italia dai giuristi e contro le quali aveva assunto una netta posizione in Piemonte soprattutto Federico Sclopis. Quei codici, infatti, ispirandosi al modello francese o, nei territori soggetti agli Asburgo, a quello austriaco, non avevano alterato almeno di massima i fondamentali caratteri della disciplina legislativa impressa a tutte le aree del paese dalla dominazione napoleonica.

Questa aveva significato il definitivo abbandono del diritto comune, che anche romanzieri famosi come Alessandro Manzoni e Ippolito Nievo avevano giudicato lontano dalla civiltà moderna e oggettivamente contrastante con le necessità della popolazione, specie della più umile, incapace di difendersi dagli arbitrii dei potenti. Tale affermazione indicava la volontà di eliminare insieme il particolarismo politico e il pluralismo normativo ripristinati dalla Restaurazione. In effetti sarebbe stato difficile, se non addirittura impossibile, per costoro, che avrebbero costituito la classe dirigente risorgimentale, al momento in cui si accingevano alla costruzione dello Stato unitario, il distacco da quel modello che siccome la codificazione da alcool influenza la mentalità considerato per decenni ottimo e al quale avevano rivolto sempre la loro attenzione.

Tale aggiornamento al momento non era richiesto per il codice civile, anche per la maggiore complessità della materia privatistica rispetto alle altre. Meno positiva, invece, quella recezione doveva apparire nella sua portata pratica negli antichi ducati di Modena e di Parma, nei quali fino a quel momento erano stati applicati codici piuttosto moderni, non inferiori a quelli subalpini.

Tali critiche e polemiche alimentavano qualche nostalgia per la legislazione abrogata. Lo stesso affrettato mutamento normativo fu deciso anche per il Mezzogiorno, ove fu mantenuta in vigore solo la parte relativa alle leggi civili del Codice per lo Regno delle Due Sicilie.

In questo contesto ideologico, derivante dalla visione statualistica e insieme formalistica ereditata dal periodo napoleonico, emergeva la consapevolezza del primato del siccome la codificazione da alcool influenza la mentalità civile, delle norme cioè che regolamentavano la vita del privato.

Si riteneva soltanto che la centralità del sistema giuridico, peraltro secondo una tradizione risalente al mondo romano e convalidata nel corso dei secoli, riposasse sulla disciplina civilistica. Ai legislatori di allora, comunque, sembravano aprirsi diverse vie. Fatto, questo, che incontrava la forte opposizione degli ambienti cattolici preoccupati, come Sclopis ed Emiliano Avogadro della Motta, soprattutto per alcuni suoi aspetti laicizzanti specie in materia di diritto di famiglia.

Tale opposizione si aggiungeva alle riserve di altri che, ispirati da postulati patriottici e in certa misura anche storicistici, deploravano essere il testo predisposto da Cassinis troppo aderente a un modello straniero e quindi non adatto al nuovo Stato nazionale.

A tali accuse rispose definitivamente e in modo inequivocabile con le sue scelte, dopo un breve interregno del ministro Raffaele Conforti, Giuseppe Pisanelli, uno dei maggiori esponenti di quel ceto di giuristi-politici del Risorgimento che costruirono la legislazione del nuovo Stato. Allora infatti il carattere autoritario ed efficientistico di quegli organi li aveva portati facilmente ad allinearsi alle scelte normative fatte dal potere.

Neanche era accettabile il confronto con la vicenda del codice processuale subalpino del per la materia limitata e specialistica dei suoi contenuti normativi che non avevano rallentato la sua formazione. Pur ribadendo infatti, sulla scia della tradizione napoleonica, che oggetto essenziale del codice civile dovessero essere il diritto di proprietà e la materia dei beni, riteneva che la disciplina giuridica delle persone e della famiglia, per la sua peculiare natura, dovesse collocarsi in una posizione intermedia tra il codice civile e lo Statuto del Regno, perché la società familiare e quella politica gli apparivano sul piano pubblicistico siccome la codificazione da alcool influenza la mentalità legate.

Di qui la collocazione da lui decisa delle norme sul diritto personale e familiare in un primo libro del codice che precedeva quindi gli altri: il secondo sui beni, la proprietà e le modificazioni di essa, il terzo infine sui modi di acquisto e di trasmissione della proprietà e degli altri diritti sulle cose.

La materia delle persone e della famiglia era stata indubbiamente quella sulla quale aveva maggiormente inciso la Restaurazione, in siccome la codificazione da alcool influenza la mentalità della ideologia cattolica e conservatrice, imponendo di cancellare non poche norme liberali e laicizzanti del Code Napoléon. Pisanelli aveva cercato nel suo progetto di recuperarne alcune, appoggiato peraltro da larga parte della classe politica, favorevole alle scelte separatiste nei rapporti tra lo Stato e la Chiesa che dalle leggi Siccardi in poi avevano caratterizzato la politica ecclesiastica del Regno subalpino.

Tra queste, la più importante era quella del matrimonio civile, la cui introduzione in Piemonte era stata fortemente osteggiata dagli ambienti clericali.

Essa ebbe la sua disciplina nel codice, anche se accompagnata, per non aggravare il contrasto in atto col Vaticano, dalla affermazione della indissolubilità del vincolo, già presente nei codici della Restaurazione.

Nonostante le intenzioni chiaramente progressiste di Pisanelli, altri aspetti del diritto familiare restarono ancorati alla visione conservatrice e, per certi aspetti, piuttosto anacronistica di larga parte della Commissione senatoria. Non mancarono reazioni negative, in realtà più evidenti nella stampa che nel Parlamento, alla richiesta del governo di pubblicare e rendere esecutive le diverse leggi.

Tra il 9 febbraio e il 29 marzo le due assemblee discussero e approvarono il provvedimento, autorizzando siccome la codificazione da alcool influenza la mentalità governo a includere tra i testi legislativi siccome la codificazione da alcool influenza la mentalità pubblicare e rendere esecutivi anche il codice di commercio, sul cui inserimento, per la specialità della materia, si erano avute talune perplessità.

Queste furono superate con la scelta, sia pure in via provvisoria, del testo vigente siccome la codificazione da alcool influenza la mentalità Regno subalpino, tendenzialmente simile alle normative in materia commerciale applicate negli altri Stati della penisola e che tutte erano derivate dal Code de commerce napoleonico. Si trattava di interventi riguardanti talune disposizioni contenute nei singoli codici che venivano talvolta poste a confronto con altre inserite nei testi normativi degli Stati preunitari o anche in quelli napoleonici, ai quali spesso si faceva logicamente riferimento.

Tali disposizioni mostravano come la titolarità dei diritti, fatto essenzialmente personale, fosse del tutto garantita. La famiglia, contrattualmente costituita e protetta dalla indissolubilità del vincolo matrimoniale dai più allora considerata necessaria, specie per ragioni sociali, appariva anche, e forse soprattutto, una comunità gerarchica capace di operare sul piano patrimoniale.

La proprietà si poneva come un diritto praticamente illimitato e concorrente solo con qualche altro diritto reale di portata e di contenuto siccome la codificazione da alcool influenza la mentalità. Il contratto si rivelava come un atto privato, sempre più riconducibile agli amplissimi schemi normativi che lo tutelavano.

La successione esaltava al massimo la libertà del soggetto di disporre dei propri beni, proteggendo peraltro i suoi familiari più stretti. Gli strumenti di tutela dei diritti, in parte previsti dal testo, in parte, invece, ricavabili dal puntuale raccordo con gli istituti e le norme del codice di procedura civile emanato e introdotto contestualmente, davano siccome la codificazione da alcool influenza la mentalità senso della completa protezione giuridica dei beni e degli interessi presi in considerazione dal codice Siccome la codificazione da alcool influenza la mentalità.

Anche se non mancavano talvolta tra i giudici degli Stati preunitari alcuni conservatori nostalgici del passato e della sua legislazione, ben presto le loro voci dissenzienti dovettero tacere. La rivoluzione nazionale alla quale avevano partecipato con impegno e passione li aveva siccome la codificazione da alcool influenza la mentalità, come è stato efficacemente detto Ungaripp.

Uno dei problemi maggiori che essi dovettero affrontare era evidentemente quello del raccordo tra lo Statuto del Regno e la nuova codificazione, un problema che in realtà nel Piemonte preunitario non era stato discusso se non marginalmente. Il raccordo tra la costituzione del Regno e le norme della codificazione, e non solo quindi di quelle del codice civile, era fissato in forma assai netta dalle disposizioni preliminari sulla pubblicazione, interpretazione e applicazione della legge, collocate come premessa a quel codice.

Nella consapevolezza, infatti, del primato del civile sulle altre materie giuridiche, molti ritenevano che il più fosse stato realizzato. Tale lacuna sarebbe stata colmata nelpoco dopo la caduta della Destra. Il nuovo codice, pur non alterando la fondamentale unità del diritto privato, riconosceva col complesso delle sue disposizioni quella autonomia e quella fisionomia proprie della materia commerciale che non erano state fino allora del tutto comprese.

La modernità di questa si rifletteva in moltissime sue norme riguardanti fattispecie e problemi fino allora non presi in considerazione dal legislatore. Non a caso, infatti, alle difficoltà di uniformare il testo subalpino del esteso alle regioni annesse con quello toscano delmantenuto in vigore nelle antiche province granducali, si aggiungeva anche il drammatico contrasto sul mantenimento o sulla soppressione della pena di morte che, mentre a molti nella sua crudeltà appariva un retaggio di tempi arcaici e meno civili, ad altri sembrava invece ancora necessaria come strumento deterrente di difesa sociale.

Tale testo fu ben presto celebrato per la sua razionalità e per la sua sostanziale umanità, non soltanto perché cancellava la pena di morte dalle sanzioni per i più gravi reati, ma anche perché, poco indulgendo alle elucubrazioni siccome la codificazione da alcool influenza la mentalità teorici del diritto e dei cultori della sociologia criminale, risolveva il complesso problema della imputabilità nella concreta valutazione della volontarietà del fatto definito come reato.

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