I centri per cura di alcolismo in Rostov

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Il termine "manicomio" deriva dal greco: "manía" significa pazzia e "komêin" vuol dire curare. Dal significato del termine, quindi, si deduce che il manicomio sia un istituto preposto al ricovero dei malati di mente. Il termine include genericamente e nel linguaggio familiare i due diversi concetti di ospedale psichiatrico, o casa di cura per malattie mentali, e di quello che un tempo si definiva manicomio giudiziario, ora detto ospedale psichiatrico giudiziario.

Nati per rispondere ad un bisogno di accoglienza e trattamento medico di soggetti detenuti con indubbia presenza di malattia psichica e di difficile gestione in istituti penitenziari, gli OPG hanno mantenuto l'organizzazione penitenziaria, subendone nel tempo i flussi, e riflussi, culturali e i centri per cura di alcolismo in Rostov derivanti dal mutevole volere socio-politico in tema di trattamento della devianza carceraria e della delinquenza.

Da secoli il tema della follia ha sempre ispirato sentimenti contrastanti di fascino e di disprezzo. Oggi, finalmente, sentendo parlare di continuità tra salute e malattia, di stabilità degli interventi sul territorio, di interazione tra pazienti in cura e cittadini, ci si accorge che sta cominciando faticosamente a diffondersi nella mentalità e nella sensibilità, non solo degli esperti, ma anche della gente comune, una cultura di i centri per cura di alcolismo in Rostov, basata sulla volontà di reintegrare nel tessuto collettivo quella "marginalità" da sempre considerata tra le più problematiche e le più "pericolose" per la società.

Per quanto i progressi e i segnali di cambiamento di cultura siano incoraggianti, la strada da percorrere in questa direzione si è dimostrata alquanto accidentata e densa di difficoltà: l'obiettivo di questo studio consistite proprio nel verificare quali siano stati i passaggi cruciali di questo faticoso cammino verso una "riabilitazione" della follia in termini di riconoscimento della sua dignità umana e civile.

Occorre premettere che occuparsi di salute mentale, in Italia, significa avere a che fare con una realtà estremamente sfuggente, confusa e spesso troppo compromessa per prestarsi ad una trattazione semplice e lineare. Per quanto sia di centrale importanza per tutto il sistema sanitario sia pubblico che privato, il settore relativo all'assistenza psichiatrica rimane uno dei più trascurati sotto il profilo organizzativo e amministrativo i centri per cura di alcolismo in Rostov, al contempo, uno dei meno studiati sotto il profilo della ricerca sociale e dell'osservazione epidemiologica.

In questo i centri per cura di alcolismo in Rostov, il lavoro proposto nella presente tesi, prende le mosse dall'analisi della complessa realtà sottesa alla gestione del disturbo psichico di soggetti autori di reato, attraverso tutti i suoi aspetti culturali, sociali, medici, tecnici e politici, al fine di verificarne lo stato dei lavori, gli sviluppi operativi, le proposte legislative, i problemi attuali e le prospettive future. I capitoli che seguono cercano di affrontare il tema della storia e della riforma psichiatrica sotto diversi profili: da quello storico-culturale a quello giuridico, da i centri per cura di alcolismo in Rostov politico-istituzionale a quello socio-sanitario, al fine di ricostruire un quadro il più che possibile organico e coerente intorno al sistema di salute mentale nel nostro paese.

Naturalmente ognuna di queste realtà non si presenta del tutto a sé stante e isolata da altri fattori, ma anzi dimostra di avere diversi legami con dimensioni più o meno diversificate che interagiscono su più piani: da quello storico-culturale a quello giuridico-amministrativo, da quello politico-istituzionale a quello socio-sanitario, da quello di ricerca scientifica a quello di analisi del contenuto.

Partendo da una ricostruzione antropologica della storia della follia che attraverso i secoli cerca di analizzare i vari tipi di interpretazione dati alla sfera dell'insensatezza e dell'alienazione, si approda alla trattazione della malattia mentale in tutte le sue accezioni, da disturbo psichico a disagio sociale, attorno alla quale si è sviluppato il dibattito parlamentare sulla riforma psichiatrica. Nel primo capitolo ci occuperemo degli aspetti storici e normativi dell'OPG, ripercorrendone la storia dalle origini, in particolare nel nostro paese, analizzando in primo luogo i presupposti filosofici che ne hanno determinato l'istituzione, e in secondo luogo, la disciplina normativa nei diversi codici italiani, in particolare nel codice Zanardelli e nel codice Rocco.

In particolare, del codice Rocco verranno analizzati due aspetti fondamentali: uno relativo al tema dell'imputabilità e responsabilità, l'altro relativo alla concezione del manicomio giudiziario come misura di sicurezza. Successivamente, saranno ripercorse le trasformazioni giuridiche e amministrative degli OPG dagli anni '70 ad oggi: le innovazioni legislative e giurisprudenziali prima del e quelle apportate dalla Legge del Ordinamento Penitenziariola quale, oltre a modificare la dicitura "manicomio giudiziario" in "ospedale psichiatrico giudiziario" art.

Inoltre, verranno discussi gli effetti prodotti dalle Leggicosiddetta "Legge Basaglia", dalla quale prende avvio il processo di "deistituzionalizzazione" dell'OPG", e dellegge istitutiva del SSN, la quale, recependo i contenuti dellaaccolse le norme di argomento psichiatrico inserendole nel contesto più ampio dell'intervento sanitario pubblico ed eliminando ogni differenziazione tra patologia psichiatrica e patologia generale. Verrà inoltre analizzata i centri per cura di alcolismo in Rostov giurisprudenza degli anni '80, in particolare la sentenza della Corte Costituzionale n.

Verranno, inoltre, analizzate le innovazioni proposte nel Progetto di Legge "Grossi", in particolare quella relativa all'abolizione del concetto di non-imputabilità. Successivamente, ci occuperemo delle innovazioni introdotte dalla Legge Gozzini, la quale ha abolito tutte le presunzioni di pericolosità previste dal codice penale, sia quelle di pericolosità qualificata abitualità, professionalità, tendenza a delinqueresia le presunzioni nei confronti dei portatori di vizio totale o parziale di mente.

Analizzeremo, inoltre, la novità più significativa introdotta dall'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale del che, seguendo i centri per cura di alcolismo in Rostov della Corte Costituzionale, ha sancito la soppressione della presunzione di pericolosità e di durata: oggi, infatti, la misura di sicurezza è applicata sulla base di una valutazione discrezionale del magistrato di sorveglianza, in riferimento al momento in cui le deve essere data esecuzione, e revocabile in qualsiasi momento.

Sempre nel corso del primo capitolo, ci occuperemo dell'analisi della popolazione reclusa i centri per cura di alcolismo in Rostov Ospedale psichiatrico giudiziario, distinta per categorie giuridiche, e si confronterà l'evoluzione del sistema normativo italiano relativo agli OPG rispetto a quello degli altri paesi europei, evidenziandone le analogie e le distinzioni.

Per quanto riguarda le innovazioni più recenti, sarà trattato il tema della separazione del sistema sanitario penitenziario da quello nazionale e del progetto sperimentale di unificazione del sistema sanitario proposto dal Decreto legislativo n. Discuteremo degli scarsi risultati del Decreto e del processo di "sanitarizzazione" avviatosi a livello amministrativo nei diversi istituti, nonchè di alcune norme chiave del nuovo i centri per cura di alcolismo in Rostov del sistema carcerario D.

Al termine del capitolo ci occuperemo della più recente giurisprudenza della Corte Costituzionale che, con la sentenza del 18 Luglion. Nel secondo capitolo, l'attenzione verrà focalizzata sull'OPG di Montelupo Fiorentino: in particolare, in tale sede, verrà ripercorsa la storia della villa medicea dell'Ambrogiana, dalle origini, fino alla trasformazione in prigione psichiatrica, passando in proprietà alle più importanti famiglie nobili fiorentine; inoltre, si descriveranno le trasformazioni subite dagli edifici che compongono la villa per adattarsi all'esigenza di i centri per cura di alcolismo in Rostov il secondo manicomio criminale italiano, a partire dal Nel corso del capitolo si tratterà inoltre dell'organizzazione dell'istituto di Montelupo e delle caratteristiche della popolazione nel primo decennio di attività in particolare verranno riportati i dati relativi alle nuove entrate in istituto e ai trasferimenti, all'età, alla provenienza, alla condizione sociale, alla professione, al grado di istruzione, ai reati commessi, alle amnistie ed indulti di cui gli internati hanno potuto beneficiare, al motivo di uscita e alla destinazione al momento della dimissione.

Inoltre, analizzeremo le cure e i trattamenti di quell'epoca. Per offrire uno spaccato della vita condotta in quel tempo all'interno dell'istituto verrà ricostruita, attraverso alcuni documenti reperiti presso l'archivio dell'OPG, la storia di Pietro Acciarito, personaggio dei primi del Novecento, vissuto per quasi 40 anni internato a Montelupo. La situazione all'interno dell'istituto di Montelupo sarà successivamente i centri per cura di alcolismo in Rostov con quella attuale, ripercorrendo la trasformazioni che questo ha subito durante il secolo scorso: per quanto riguarda la situazione odierna, verranno riportati i dati relativi all'attuale popolazione dell'OPG, inerenti l'età, la provenienza, il grado d'istruzione, lo stato civile, la durata della permanenza e i disturbi psichici presentati.

Il taglio dato alla ricerca non risulta di carattere puramente storico-teorico, visto che non sono stati trascurati fattori di natura statistica ed empirica, il cui studio richiede un insieme di strumentazioni e dati censimentari, oggi disponibili grazie alla ricerca relativa ai dati riguardanti la popolazione degli OPG italiani, prodotta nel dall'ufficio studi e ricerche del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, curata e presentata dallo psichiatra Vittorino Andreoli.

Verranno inoltre messe a confronto le esperienze di alcuni internati a Montelupo e verrà descritta particolareggiatamente la struttura interna dell'istituto, analizzando gli aspetti sostanziali delle modalità di gestione giuridica e sanitaria e di impiego del personale sanitario e di custodia, focalizzando l'attenzione sugli strumenti di "sanitarizzazione" adottati in particolare a Montelupo e sulle modalità di somministrazione di cure e trattamenti.

Nel terzo capitolo, invece, sarà affrontato il tema delle attività di reinserimento organizzate presso l'OPG di Montelupo, partendo, innanzitutto dall'analisi dei principi generali e della normativa vigente, proseguendo con la descrizione delle modalità di organizzazione delle attività intramurarie scolastiche, lavorative e culturali e di trattamento esterno lavorative, concessione di licenze orarie e giornaliere, attività svolte grazie al volontariato, licenza finale d'esperimento, ruolo dei servizi psichiatrici territoriali.

Sarà affrontato anche il problema dell'individuazione della sede più idonea al reinserimento, ponendo l'attenzione sulle difficoltà di rientro in famiglia e sulle modalità di organizzazione e gestione di residenze autonome e comunità terapeutiche.

Le osservazioni critiche scaturite da tali interviste hanno offerto un quadro assai composito di opinioni intorno al concetto di follia, mostrando quanto la materia dibattuta sia controversa.

In particolare, attraverso la testimonianza del I centri per cura di alcolismo in Rostov. Scarpa, direttore dell'OPG di Montelupo, sarà affrontato il tema relativo alle prospettive di i centri per cura di alcolismo in Rostov e "Regionalizzazione" degli istituti. A tale proposito, al termine del quarto capitolo e nelle conclusioni alla presente tesi, si cercherà di enucleare gli interventi auspicabili per il compimento del processo di superamento della vecchia concezione dell'Ospedale psichiatrico giudiziario: tale argomento è stato trattato all'OPG di Montelupo Fiorentino, durante il convegno "Psichiatria slegata.

L'ospedale psichiatrico giudiziario tra custodia e percorsi di salute," organizzato dalla Regione, dal Ministero della giustizia e dal Comune di Montelupo, nel maggio di quest'anno, convegno che ha rappresentato un momento di apertura della struttura OPG verso l'esterno, segno evidente della necessità di superamento dell'alienazione e dell'isolamento che caratterizza la condizione degli internati Aspetti storici e normativi dell'ospedale psichiatrico giudiziario 1.

L'origine del manicomio criminale I soggetti caratterizzati da disturbi psichici scaturiti in un comportamento "criminale", non possono subire lo stesso trattamento punitivo previsto per comuni autori di reati e, né l'istituzione penitenziaria, né l'ospedale psichiatrico giudiziario, risultano adeguati ad accoglierli: la prima perché concepita solo per coloro che violano le norme penali colpevolmente; il secondo perché, avendo finalità soprattutto terapeutiche, non è idoneo a controllare la pericolosità sociale di tali soggetti.

Per questo motivo, già nel secolo scorso, molti studiosi hanno cercato di offrire una soluzione a tale problema: indubbia era la necessità di creare una diversa tipologia di custodia, in un luogo dove la follia, volontà sconvolta, passione pervertita, doveva incontrare una volontà retta, con regole ortodosse, in uno scontro destinato a vederla sconfitta. La nascita del manicomio criminale L'istituto del manicomio criminale, antenato dell'OPG, nasce in Inghilterra alla fine del Settecento con il nome di Criminal's Asylums e soltanto successivamente si afferma anche nel resto d'Europa.

Il primo vero e proprio Manicomio criminale di Stato venne istituito nel nella parrocchia di Sandhurst e nel fu fondato il celebre i centri per cura di alcolismo in Rostov di Broadmoor, situato nella periferia di Londra, da sempre preso ad esempio per efficienza e funzionalità, concepito come speciale reparto ospedaliero.

Circa un secolo più tardi rispetto alla data di apertura del primo manicomio inglese, anche negli Stati Uniti d'America furono aperti alcuni istituti adibiti a manicomio criminale: il primo i centri per cura di alcolismo in Rostov quello di Auburn, nello Stato di New York, aperto nel ; nel ne venne aperto uno nello Stato del Massachussets; nel ne fu istituito uno nella stessa città di New York e nel uno anche in Canada.

Il manicomio criminale in Italia 1. Il dibattito sull'opportunità di istituire i manicomi criminali si svolse alla luce delle conoscenze psichiatriche della seconda metà del XIX secolo: secondo l'impostazione organicistica allora dominante, essendo i disturbi mentali malattie del cervello e non dello spirito, era opportuna l'introduzione di un metodo empirico-sperimentale, fondato sull'analisi di dati misurabili antropometria, craniometria, esame somatico e statistiche.

La pretesa di assoluta scientificità della psichiatria e la particolare attenzione per fattori come l'ereditarietà, nonché una concezione della realtà sociale ispirata al riduzionismo biologico, per cui un soggetto malato doveva essere curato e guarito, costituiscono i presupposti del manicomio giudiziario, nato come risposta all'esigenza i centri per cura di alcolismo in Rostov creare una struttura per i detenuti impazziti in carcere, detti "rei-folli", e per i malati di mente che avevano commesso un reato, detti "folli-rei".

Fin dai tempi più remoti c'era sempre stato un atteggiamento di diffidenza, se non di vero e proprio terrore, nei confronti della malattia mentale: il folle era pericoloso per la società e per questo andava isolato, allontanato e messo in grado di non nuocere a nessuno. Si rese necessario anzitutto capire le cause della follia e la sua natura: da questo punto di vista, Foucault 2 ha cercato, attraverso la ricostruzione della storia della follia, di descrivere i modi attraverso i quali la collettività si è difesa da questa: già a partire dalla fine del XIV secolo, i pazzi venivano riuniti su speciali battelli che navigavano senza sosta per i centri per cura di alcolismo in Rostov e mari, quasi a voler sottolineare la non appartenenza territoriale del carico indesiderato; la follia era considerata da un punto di vista spirituale, quasi metafisico: il folle era identificato con l'ossesso, con il demonio.

Nonostante la posizione organicista, quindi, nella teoria di Fantonetti, continuava ad avere un ruolo il fattore spirituale. Successivamente, continuarono a consolidarsi le tendenze organicistiche della follia e questo considerare la follia alla stregua di malattie come la polmonite, la tubercolosi, ecc. Si procedette a quella che è stata definita come la "medicalizzazione" della follia, cioè al rifiuto di ogni tesi moraleggiante o spirituale delle anomalie psichiche.

Nacque la scienza della Freniatria, considerata scienza appunto perché esatta, quantificabile, verificabile. Inoltre, si giunse a ritenere opportuno l'allontanamento dai manicomi di tutto il personale religioso, perché gli psichiatri erano convinti che lo spirito religioso, con i suoi riti, le sue penitenze, il suo timore per il peccato e per il i centri per cura di alcolismo in Rostov divino, al contrario dei principi della moderna psichiatria, non facesse altro che peggiorare ed eccitare gli animi già disordinati dei folli 4.

Nelil tema del reo folle fu ampliamente trattato da Cesare Lombroso, studioso e fondatore della Scuola di Antropologia Criminale, convinto che le cause della delinquenza dovessero essere ricercate nelle caratteristiche biologiche di ogni soggetto. Le teorie della Scuola positiva, il cui oggetto principale era lo studio della personalità del reo e l'individuazione della malattia mentale come causa biologica e psichica i centri per cura di alcolismo in Rostov delinquenza, si contrapposero le teorie della Scuola classica che, essendo fondate sul libero arbitrio, sull'assoluta libertà di scelta tra bene e male, attribuivano alla pena una finalità essenzialmente retributiva: la pena deve essere inflitta allo scopo primario di difesa sociale.

Nel primo numero della Rivista Sperimentale di Freniatria, da lui stesso ideata e i centri per cura di alcolismo in Rostov, Livi scrisse: Freniatria non è una parola nuova. La parola freniatria ha diritto ad entrare nella scienza e a starvi: starvi a significare quella parte delle mediche discipline che prende a studiare e curare le malattie che sin qui impropriamente si dissero mentali. Li psicologi e i filosofi i quali fin qui si arrogarono il monopolio della scienza dello spirito umano, son quelli che forse meno seppero del suo organismo: perché salvo pochissimi e fortissimi intelletti che non furono intesi dal secolo loro, o furono torturati e bruciati vivi, tutti li altri dei fatti interiori non i centri per cura di alcolismo in Rostov curarono minimamente: teorizzarono senza osservare: e non dettero alla scienza fondamento empirico: gonfiarono i loro sistemi di parole vane e di astruserie.

Il folle doveva essere sottratto dalla società per la quale era potenzialmente pericoloso e dalla quale riceveva stimoli di eccitazione che comportavano un peggioramento della malattia; per lui veniva previsto un mondo artificiale, sano, privo di elementi di disturbo, in cui tutto, dall'architettura all'arredamento, dal lavoro alla disciplina, aveva una funzione terapeutica.

Solo all'interno di questo microcosmo, le pratiche idroterapiche, la contenzione, l'uso di sostanze calmanti, acquistavano il valore di validi ausili alla terapia principale, che consisteva fondamentalmente sempre e soltanto nella vita manicomiale. Il delinquente occasionale, cioè colui il cui reato è determinato da circostanze fortuite e, appunto, occasionali, da un punto di vista criminologico non presenta caratteristiche particolarmente interessanti; socialmente i centri per cura di alcolismo in Rostov un soggetto facilmente reinseribile in società, la sua pericolosità sociale non desta eccessive preoccupazioni; per recuperarlo è sufficiente rimuovere le cause, sociali o meno, che lo hanno portato alla realizzazione del reato.

Le cause delle anomalie psichiche, secondo le teorie lombrosiane, vanno ricercate in fattori come l'atavismo possibile ricomparsa, dopo molte generazioni, di caratteristiche tipiche dell'uomo primitivoi centri per cura di alcolismo in Rostov degenerazione disturbo mentale concepito come degenerazione mentalel'epilessia esplosività e incontrollabilità del soggetto.

Secondo Lombroso esiste quindi il "delinquente nato", inteso come soggetto equiparabile più ad un animale che ad un essere umano, caratterizzato da una condotta incontrollabile e spesso anche violenta. I centri per cura di alcolismo in Rostov studio attento e dettagliato del "delinquente nato" era fondato sul metodo antropologico: l'individuo veniva pesato, misurato, studiato, esaminato in ogni suo aspetto fisico, morale e mentale; di lui veniva annotata la statura, la circonferenza del cranio, le caratteristiche delle orecchie, della dentatura, degli occhi, del mento, della barba, dei baffi.

Tutti questi elementi contribuivano a definirlo e riconoscerlo. Nella già citata Rivista Sperimentale di Freniatria, Livi spiegava: Il reo, studiato coscienziosamente, scrupolosamente, non nel momento solo del reato, ma in tutta la sua vita antecedente, non nel suo essere morale soltanto, ma nella sua organica complessione, nelle sue imperfezioni fisiche, nei morbosi germi ereditari, nelle sinistre influenze dell'età, del sesso, della corrotta atmosfera fisica e morale in cui sempre visse, quali aspetti nuovi dee presentare all'uomo di mente e di cuore, quali sentimenti nuovi e nuove idee non deve ispirare?

È per questo che il nostro giornale si presenta ai giurisperiti, ai magistrati, ai legislatori e dice loro: venite con noi, guardate, dimandate, tastate, pesate, contate e poi deciderete, voi stessi i centri per cura di alcolismo in Rostov, col vostro stesso giudizio e la coscienza, se vi i centri per cura di alcolismo in Rostov altre vie per assicurare alla società e modi migliori per correggere il male del carcere e della forca 7.

Delitto e pazzia sono due sventure: trattiamoli entrambi senza rancore, ma difendiamoci da entrambi 8. Tali affermazioni sollevarono forti conflitti e lunghi dibattiti tra medicina e legge. Psichiatri e giudici reclamavano reciprocamente competenza e autorità sul delinquente: i primi per la natura patologica del reo, per la loro capacità di individuare le alterazioni congenite, il quadro medico completo del delinquente, tutta la sua storia fisica, morale e sociale e per la loro conoscenza terapeutica; i secondi per la necessità di corretta applicazione della legge, per il mantenimento dell'ordine sociale e per il dovere di giustizia.

Si trattava di un vero e proprio conflitto di competenze che, nella maggior parte dei casi, si risolse a favore dei giuristi; l'intera categoria degli psichiatri usciva sconfitta dal confronto "facendo la parte di gente, che dopo aver passato anni a studiare sui libri e sui cervelli umani, vivi e morti, non sa distinguere un imbecille da un sano di mente" 9. Quello che gli psichiatri non potevano accettare era l'autorità che la legge riconosceva ai giudici di stabilire se effettivamente il reo, nel preciso momento del compimento del reato, fosse stato nella pienezza delle facoltà mentali: questo compito doveva essere affidato a medici competenti, che erano diventati tali grazie alle conoscenze scientifiche di tipo freniatrico.

La concezione della follia come disadattamento sociale, che conduce a un vero e proprio darwinismo criminologico, pur non trovando sempre consensi e adesioni, ebbe un notevole ruolo nel processo di istituzione dei manicomi criminali: partendo da una tale concezione deterministica, secondo la quale l'individuo ha sempre la possibilità di scegliere tra bene e male, di essere conforme o deviante, in quanto dotato di libero arbitrio, sul piano giuridico si giunge inevitabilmente a sostituire il principio della responsabilità morale con quello della responsabilità sociale, del controllo e della difesa sociale; l'uomo deviante subisce una pena di carattere retributivo, commisurata alla gravità del reato: questa poteva consistere nell'affidamento a carceri comuni, oppure alle istituzioni manicomiali.

Con la reclusione il delinquente pagava il suo debito con la giustizia e l'espiazione della pena lo rendeva libero di essere riconsegnato alla collettività. Bisogna peraltro notare che il determinismo proprio di quella teoria di stampo positivista, fu in più casi dai positivisti stessi relativizzato, prendendo in considerazione anche altri fattori sociali e individuali che, condizionando gli atteggiamenti e le azioni del soggetto, limitavano la sua libertà di scelta, talvolta fino al punto di annullarla.

Secondo una tale concezione della delinquenza, comunque, la pena acquistava il valore di strumento di "bonifica sociale" da attuarsi anche prima del momento del compimento del reato, attraverso una serie di interventi da attuare prima che la norma penale sia infranta.

Gli elementi della psichiatria organicistica e della scuola positiva si fusero dunque nella criminologia, a partire da una complessa i centri per cura di alcolismo in Rostov di nuove considerazioni: nel delinquente si trovavano segni antropologici che dimostravano il carattere patologico della criminalità e quindi il suo ricadere nella sfera d'interesse medico e non solo giuridico; la criminalità era in costante e preoccupante aumento; a tale proposito diceva Tamassia nel Davanti a questo fatto doloroso, unanime n'è il desiderio di soffocare il male nei suoi germi, d'impedire che il delitto dilaghi ed irrompa ancor più 10 ; erano sempre più numerosi i delinquenti che, già rinchiusi nelle prigioni, davano segni di pazzia; il sistema delle pene si era rivelato inadatto alle nuove considerazioni del reo e incapace di fornire sia un elemento di emenda, sia un deterrente alla delinquenza.

Esistevano ora tutte le premesse atte a rendere i manicomi criminali una necessità sempre più i centri per cura di alcolismo in Rostov e una risposta concreta alle nuove scienze, al nuovo modo di considerare il folle, il delinquente e la sua responsabilità: se il delinquente nato non poteva essere considerato i centri per cura di alcolismo in Rostov del suo comportamento, altrettanto non poteva essere considerato responsabile e quindi punibile, nei termini previsti dalla giustizia classica, il folle affetto da alterazioni organiche.

Restava comunque il problema della sicurezza sociale: folli e rei, punibili e non punibili, restavano potenzialmente pericolosi e la società doveva essere difesa da tale minaccia. Di conseguenza, rimaneva il problema di dove accogliere questi soggetti, a partire dall'idea che quei luoghi non potessero certo essere i manicomi comuni e neppure nelle carceri, perché entrambe le strutture erano inadeguate alle caratteristiche e alla condizione di tali individui.

Invece, per le persone che a causa di una i centri per cura di alcolismo in Rostov erano già in carcere, e che in quel luogo manifestavano segni di malattia mentale, erano previste dalle norme dell'esecuzione penitenziaria, punizioni corporali quali la privazione del cibo, la permanenza in luoghi bui, umidi e freddi, l'isolamento perpetuo dagli altri detenuti.

L'individuazione dei soggetti da internare in manicomio era spesso arbitraria e irrazionale: con l'uso generalizzato della categoria scientifica di "malattia mentale" divenivano facilmente perseguibili anche i riformatori sociali, coloro che criticavano le condizioni politiche ed economiche del i centri per cura di alcolismo in Rostov, propugnando dottrine socialiste ed anarchiche.

Lo stesso trattamento era poi applicato abitualmente anche ai soggetti giudicati pericolosi, cioè coloro che persistevano nel tenere condotte oppositive nei confronti dell'istituzione carceraria e che creavano disordine. I soggetti considerati come psicopatici o folli determinavano, inoltre, grossi problemi di gestione, situazioni di fermento e di crisi, che qualsiasi istituzione totale avrebbe sentito come minaccia alla propria stabilità.

Dopo l'unificazione, il Codice penale sardo del fu esteso a quasi tutto il territorio nazionale. L'imputabilità dell'autore di reato malato di mente era disciplinata dagli artt.

Non è imputabile di reato colui che, nel momento in cui commise il fatto, era in tale stato da non avere la coscienza di delinquere; ovvero vi fu costretto da una forza alla quale non poté resistere. Sulla base di tali contraddizioni del sistema penitenziario, Lombroso propose la fondazione di un Manicomio criminale che avesse una capienza di almeno letti; questo avrebbe dovuto ricevere: Tutti i servi di pena impazziti, e con tendenze pericolose incendiarie, omicide od oscene, dopo trascorso lo stadio acuto del male.

Tutti gli alienati che, per tendenze omicide, incendiarie, ecc. Tutti quelli imputati di crimini strani, atroci, senza un movente chiaro, o con un movente sproporzionato al delitto. Quelli che furono spinti al delitto da un abituale, evidente infermità, come: pellagra, alcoolismo, epilessia; massime quando abbiano parentele con alienati o con epilettici, e presentino una mala costruzione del cranio.

Gli alienati provenienti dalle carceri, che notoriamente passarono una parte della loro esistenza nei vizi, nei delitti, dovranno essere segregati in appositi comparti. Gli altri alienati non saranno riuniti che in piccoli gruppi, a seconda dei ceti e delle abitudini; dormiranno ciascuno in una cella; la i centri per cura di alcolismo in Rostov dovrà essere severa, la vigilanza maggiore che nei manicomi comuni, e analoga a quella delle case penali, ma il lavoro proporzionato alle forze, all'aria aperta, alternato da lunghi riposi, da divertimenti, ecc.

La direzione dovrebbe essere medica, il personale carcerario. Gli individui riconosciuti abitualmente pericolosi, e già sottoposti a vari processi, non potranno essere dimessi mai; gli alienati a follia istantanea, od intermittente, che offrano segni di perfetta guarigione, saranno segnalati per la dimissione dopo uno o due anni di osservazione, ma sottoposti, dopo la loro uscita, a visite mediche mensili per molti anni di seguito Concordi con le obiezioni del Lombroso si dimostrarono altri studiosi, tra i quali anche Augusto Tamburini: per i soggetti affetti da disturbi psichici erano necessarie strutture differenziate rispetto a quelle previste per i delinquenti comuni, i quali i centri per cura di alcolismo in Rostov potuto subire le influenze negative di tale convivenza; i pazzi potevano esercitare una dannosa influenza per l'indole stessa della loro malattia, che li faceva essere turbolenti, violenti ed osceni; tale convivenza in centri di infezione morale e intellettuale avrebbe potuto creare disordine, obbligando all'adozione di misure coercitive anche i centri per cura di alcolismo in Rostov i rei comuni.

La creazione dei manicomi criminali avrebbe reso conciliabili la disciplina di un carcere, la sicurezza di una fortezza e il benessere di una famiglia, con le maggiori garanzie di custodia ma anche con tutte le maggiori cure ed attenzioni per la malattia.